Impianti Elettrici

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Impianto elettrico: dalla A alla Z

Per avere una casa funzionale e sicura, domotica.

I lavori da prevedere

Per installare un impianto nuovo, ma anche per integrare o modificarne uno esistente, bisogna preventivare una serie di interventi:
1.mappatura delle tracce (ovvero indicazione sulla muratura dei punti da scavare);
2. scanalatura (esecuzione delle tracce nella muratura per il passaggio dei cavi);
3. posizionamento delle cassette e delle scatole portafrutti;
4.posizionamento dei tubi a protezione dei cavi e passaggio dei cavi;
5. chiusuradelle tracce e ripristino delle superfici murarie;
6.collegamento degli apparecchi;
7.cablaggio delle cassette di derivazione.

L’impianto elettrico è una componente tecnica importante negli ambienti domestici e ne determina anche il comfort. È complesso e articolato, perché composto da una serie di elementi, e “potenzialmente” pericoloso. Per questo le norme che ne disciplinano costruzione e installazione sono rigide e attente all’aspetto sicurezza: rinunciare al fai-da-te per qualsiasi intervento è quindi d’obbligo. L’esecuzione dell’impianto deve avvenire infatti solo da parte di imprese iscritte alla Camera di Commercio, così come ogni modifica – anche di piccola entità – deve essere effettuata da personale abilitato. Al termine dei lavori la ditta esecutrice deve rilasciare la Dichiarazione di conformità del lavoro eseguito, come vedremo in seguito: è l’unica modalità per certificare – e dimostrare – che il circuito è a norma.

A regola d’arte
A dettare le regole sull’impianto elettrico sono la norma Cei 64-8 (Comitato Elettrotecnico Italiano) – entrata in vigore il 1° marzo 1993 – e la variante V3 alla norma stessa, entrata in vigore nel settembre 2011. Come tutti gli impianti, anche questo deve essere conforme, sotto tutti gli aspetti,  al Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico n. 37 del 22 gennaio 2008 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 61 del 12-3-2008), che ha sostituito la legge 46/1990.

 

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Dalle funzioni principali della vita domestica a quelle più strettamente legate alle abitudini personali, molto nelle abitazioni ha bisogno dell’alimentazione elettrica. Un’energia irrinunciabile che richiede un impianto dedicato, da progettare ed eseguire con attenzione alla sicurezza. Solo così la casa è davvero comoda.  E oggi – tra tre tipi (livelli) – si può scegliere quello più adatto.

Interruttore magnetotermico
È un dispositivo di protezione che provvede a togliere automaticamente tensione all’impianto quando rileva una corrente superiore di diverse volte a quella nominale (cortocircuito, intervento magnetico) o di poco superiore a quella nominale, per un periodo tale da produrre un eccessivo riscaldamento dei conduttori elettrici (sovraccarico, intervento termico).

Parte dal centralino

Conoscerne le componenti principali e sapere come funziona nel complesso permette di utilizzare meglio l’impianto e di scegliere, con maggiore consapevolezza, ciò che è adatto per la propria abitazione, secondo lo stile di vita personale.

Potenza fornita: da 3 a 6 kW
Nei nuovi impianti la potenza contrattuale impegnata fornita ai privati dai gestori viene diversificata in base alla superficie della casa: 3 kW è il valore minimo per abitazioni con superficie fino a 75 mq e 6 kW è quello minimo per le abitazioni con superficie oltre i 75 mq. Anche se l’utente poi effettivamente non impegna queste quantità, è corretto che l’impianto elettrico sia predisposto per supportarle. Gli impianti esistenti, che in genere sono dimensionati per 3 kW di potenza, possono essere comunque incrementati a 4,5 kW o addirittura a 6 kW, se sorge l’esigenza di un utilizzo maggiore di energia. La richiesta va inoltrata direttamente al gestore.

Tutto concentrato nel “quadro”
Oggi il centralino singolo (cioè il quadro elettrico dell’abitazione, in genere posizionato vicino alla porta di ingresso) deve avere un interruttore generale e almeno due di quelli differenziali (detti “salvavita”). Il numero di linee dipende invece dai mq della casa e dal livello di impianto adottato. Oltre a questa parte tecnica, cioè il cuore, l’impianto elettrico domestico è formato da:
• punti prese per l’attacco dei vari elettrodomestici;
• interruttori magnetotermici;
• interruttori semplici o composti per comandare i punti luce;
• un sistema di messa a terra dell’impianto nella sua totalità (il conduttore di terra va portato all’interno del centralino).

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Va diviso in circuiti

 

 

La norma che regola l’impianto elettrico include una serie di prescrizioni per garantire la continuità di servizio. Così, in caso di guasto o di intervento intempestivo delle protezioni differenziali, l’utente non “rimane al buio” e tutte le funzioni che utilizzano l’elettricità possono non venire meno. Per esempio viene prescritto di dividere l’impianto in “luce” e “forza” e di installare un differenziale dedicato a ogni linea. È di fondamentale aiuto infatti la suddivisione dell’impianto in almeno due interruttori differenziali e in un numero di interruttori magnetotermici secondo il livello e i mq dell’unità abitativa.
• Ai fini della continuità di servizio a seguito di scatti intempestivi, è prescritta anche, relativamente alle protezioni differenziali, la presenza di dispositivi di richiusura automatica (SRD) e/o di interruttori a immunità rinforzata.

Una regola per tutto

Ogni componente dell’impianto deve avere determinate caratteristiche, che dipendono anche dalla funzione cui questo è destinato. È fondamentale attenersi con scupolo a tali indicazioni; in caso contrario l’impianto non è a norma e, soprattutto, non è sicuro.
• Una serie di requisiti che riguardano i componenti elettrici e il circuito nel suo complesso sono finalizzati al funzionamento ottimale dell’impianto e in assoluta sicurezza:
•  sezione del montante di collegamento tra contatore e centralino maggiore o uguale 6 mmq;
• sfilabilità dei cavi (nota tecnica che ha anche finalità qualitative);
• interruttore generale con funzioni di interruttore di emergenza (può coincidere con quello generale dell’appartamento, solitamente già installato);
• quadri elettrici dell’unità abitativa dimensionati con il 15% minimo di riserva per capienza modulare;
• conduttore di protezione PE che arriva nel quadro elettrico generale, per permettere il collegamento di eventuali, anche futuri, scaricatori di sovratensione.
• Il collegamento “entra-esci” effettuato sulle prese è ammesso solamente per apparecchi posti nella stessa scatola o, al massimo, tra due scatole adiacenti; oltre le due scatole è necessario far arrivare al gruppo prese altra alimentazione, anche dallo stesso interruttore di protezione, ma con linea aggiuntiva e non derivata dalla scatola precedente.

 

Messa a terra
Insieme delle azioni e dei sistemi volti a portare un elemento metallico allo stesso potenziale elettrico del terreno.

Ogni tipo di cavo ha una propria funzione. Si distinguono immediatamente uno dall’altro grazie ai colori differenti che li caratterizzano.

Cavi a norma

• Per quanto riguarda i cavi elettrici, gli obblighi normativi riguardano il conduttore di protezione (PE, normalmente definito “cavo di messa a terra”) che deve essere di colore giallo-verde e quello di neutro (conduttore attraversato dalla corrente di ritorno) che deve essere blu chiaro.
• Ovviamente occorre che le sezioni risultino adeguate alle correnti previste: normalmente si usano 6 mm2 per i montanti, 2,5 mm2 per i circuiti che alimentano le prese o elettrodomestici fissi come il condizionatore e 1,5 mm2 per i circuiti luce; questo considerando che un grosso elettrodomestico può arrivare ad assorbire fino a 15 A (3 kW), mentre un apparecchio di illuminazione difficilmente supera i 2 A (450 W).
• L’illustrazione seguente riassume, semplificando molto, i cavi generalmente utilizzati. Sarà poi l’installatore qualificato a scegliere quelli idonei all’uso, per ciascuna applicazione.

 

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